Trump ha annunciato i nuovi dazi: 20% all’UE

Donald Trump ha annunciato un nuovo pacchetto di dazi «reciproci» che entrerà in vigore già da domani, con impatti significativi su oltre 50 Paesi e potenziali conseguenze globali. Le tariffe, ha detto il presidente, saranno “più o meno della metà” rispetto a quelle che altri Paesi impongono sugli Stati Uniti. Per l’Unione europea, si parla di un 20 per cento su molte categorie di prodotti, mentre per altri Paesi si superano abbondantemente queste soglie: il Vietnam sarà colpito con un 46 per cento, la Thailandia con il 36, Taiwan e Indonesia con il 32, la Svizzera con il 31 e l’India con il 26. Il Regno Unito, invece, si ferma a un 10 per cento.

I dazi si andranno a sommare a quelli già esistenti su alcuni prodotti strategici, come automobili, acciaio e alluminio. Trump ha paragonato l’ordine esecutivo con cui verranno introdotte le tariffe a “una vera e propria dichiarazione d’indipendenza”. Secondo lui, «per troppo tempo ci siamo occupati degli altri, da oggi ci occupiamo solo di noi». L’operazione, secondo le stime fornite dal consigliere economico Peter Navarro, potrebbe garantire fino a 600 miliardi di dollari di entrate federali ogni anno.

L’Unione europea ha fatto sapere di essere pronta a reagire. «Avverrà al momento opportuno», hanno dichiarato fonti della Commissione. In Italia, la premier Giorgia Meloni ha riconosciuto che «l’introduzione di nuovi dazi avrebbe risvolti pesanti per i produttori italiani», invitando però alla prudenza: «Se serve, risposte adeguate. Ma no a guerra commerciale». Più netto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «Le tariffe? Un errore profondo».

Nel concreto, i dazi annunciati da Trump non saranno uguali per tutti: varieranno da Paese a Paese e conterranno anche una componente aggiuntiva, calcolata tenendo conto di quelle che Trump ha definito “altre barriere commerciali”. Tra queste, l’IVA europea, le imposte ambientali, le norme sulle emissioni e la burocrazia. Insieme ai nuovi dazi, entrerà in vigore anche una tariffa del 25 per cento sulle automobili importate.

Dietro l’obiettivo dichiarato di difendere l’industria americana, Trump continua a utilizzare le tariffe come strumento politico. Negli anni passati, ha spesso usato l’annuncio di dazi per forzare concessioni da parte di Paesi alleati, per poi ritirare o rinegoziare le misure in extremis. È stato il caso di Canada e Messico, inizialmente minacciati, poi esentati in cambio di nuove intese in ambito commerciale e migratorio.

Negli ultimi mesi, l’approccio del presidente sui dazi è stato piuttosto disordinato. Le sue dichiarazioni si sono spesso contraddette, creando una strategia che sembra puntare più sulla confusione che sulla chiarezza. L’annuncio di oggi, preannunciato dallo stesso Trump come “il giorno della liberazione”, è arrivato senza anticipazioni precise, ma con una forte carica simbolica e retorica.

Le conseguenze sui mercati non si sono fatte attendere. Gli annunci e le incertezze legate ai dazi hanno già generato forti oscillazioni in borsa e un aumento dei prezzi per i consumatori americani. Nel frattempo, molte aziende statunitensi si sono affrettate ad aumentare le importazioni prima dell’entrata in vigore delle nuove misure, generando un sovraccarico nei porti e un aumento dei costi delle spedizioni. In alcuni settori, come quello delle materie prime, le ripercussioni sono già evidenti.

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