Luigi Mangione, 26 anni, è accusato dell’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuto lo scorso 4 dicembre a New York. Ora rischia la pena di morte. Il procuratore generale Pam Bondi ha annunciato che i pubblici ministeri federali chiederanno formalmente la condanna capitale per quello che è stato definito un «assassinio premeditato e a sangue freddo».
Thompson è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla schiena mentre stava entrando in un hotel di Manhattan dove era in corso una riunione con gli investitori della compagnia che dirigeva. Il presunto assalitore indossava un passamontagna. Cinque giorni dopo, al termine di una caccia all’uomo a livello nazionale, la polizia ha arrestato Mangione in un McDonald’s ad Altoona, in Pennsylvania. Al momento dell’arresto era in possesso di una ghost gun, una pistola assemblata con componenti non tracciabili, un passaporto, un documento d’identità falso e un foglio scritto a mano in cui avrebbe spiegato le proprie motivazioni.
Secondo la procura distrettuale di Manhattan, Mangione sarebbe arrivato a New York il 24 novembre utilizzando un’identità falsa e avrebbe soggiornato in un ostello di Manhattan per dieci giorni, pianificando l’attacco. È accusato di undici capi d’imputazione a livello statale, tra cui omicidio di primo grado e omicidio come atto di terrorismo. Se riconosciuto colpevole, rischia l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Parallelamente, i procuratori federali hanno presentato accuse distinte per omicidio con arma da fuoco e per aver perseguitato la vittima attraversando confini statali. È su questi reati federali che si basa la richiesta della pena di morte. Le autorità hanno dichiarato che i due procedimenti giudiziari procederanno in parallelo.
L’avvocata di Mangione, Karen Friedman Agnifilo, ha definito la decisione del governo «barbara», accusando lo Stato di voler compiere «l’omicidio premeditato e sponsorizzato dallo Stato di Luigi». In una dichiarazione, ha detto che il suo assistito sarebbe «intrappolato in una lotta di potere tra le procure statali e federali», e ha criticato duramente l’industria sanitaria americana, definendola «corrotta, immorale e assassina».
La procura ha spiegato che l’omicidio potrebbe aver rappresentato un rischio anche per altre persone presenti nei dintorni dell’hotel, sottolineando la natura politica del gesto. Mangione avrebbe agito per rabbia nei confronti delle compagnie di assicurazione sanitaria statunitensi, accusate da molti di gestire un sistema costoso e poco equo.
L’uccisione di Thompson ha infatti riacceso il dibattito sul funzionamento del sistema sanitario americano. In molti, sui social media, hanno espresso rabbia verso le compagnie assicurative, che negli Stati Uniti impongono costi elevati per cure spesso essenziali.
Allo stesso modo, si è accesa la polemica anche per la decisione di richiedere la pena capitale per Mangione: una decisione che, come hanno ricordato molti utenti sempre sui social, non è mai stata presa in considerazione nei confronti degli oltre 300 mass shooter che, spesso, hanno preso di mira anche le scuole sin dagli anni Ottanta.
Il Segretario alla Sicurezza Interna, Alejandro Mayorkas, ha definito il tono della discussione online «straordinariamente allarmante» e ha parlato di un contesto di estremismo violento interno sempre più preoccupante. Mangione è attualmente detenuto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, in attesa di giudizio.
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