Uno degli aspetti più rilevanti degli studi recenti riguarda la manipolazione dell’identità sui social media, un tema che ho approfondito in diverse delle mie ricerche. La crescente diffusione delle piattaforme digitali ha trasformato il nostro modo di relazionarci e di presentarci agli altri.
È avvero interessante lo studio pubblicato dall’ANSA. I dati risultano da una ricerca globale della società di sicurezza Kaspersky riferita alla prima generazione cresciuta con i social media.
L’indagine ci mette in guardia sugli effetti collaterali della costruzione di identità virtuali: il 67% dei millennial italiani non verifica l’autenticità delle proprie connessioni online, con un 12% che ha ammesso di aver creato profili falsi. Questo comportamento si inserisce in una dinamica più ampia, che vede la creazione di un “io performativo” finalizzato a ottenere l’approvazione altrui, in cui il confine tra realtà e finzione diventa sempre più sfocato.
Come sosteneva il sociologo Zygmunt Bauman, viviamo in un’epoca “liquido-moderna”, in cui l’inganno è diventato una parte fondamentale del nostro processo di comprensione della realtà. La costruzione di un’identità “mimetica” sui social non è solo una forma di auto-rappresentazione, ma una risposta a un contesto sociale in cui la privacy e la veridicità sono costantemente minacciate.
Un aspetto cruciale che emerge anche dalle mie analisi scientifiche è il legame stretto tra falsificazione dell’identità e disinformazione. La tendenza ad adottare false identità online non è solo una questione di “mascheramento del sé”, ma anche un terreno fertile per la proliferazione di contenuti distorti. La creazione di profili fake è strettamente legata all’emergere di fake news e alla diffusione di informazioni ingannevoli. La sociologia ci aiuta a comprendere come queste pratiche non siano semplicemente scelte individuali, ma piuttosto il riflesso di un disagio collettivo, di una generazione fragile che fatica a orientarsi in un mondo sempre più caotico e confuso. La riflessione di Bauman sulla solitudine nella connessione digitale trova un riscontro tangibile in questi comportamenti, poiché l’illusione di intimità che i social media promettono si scontra con il vuoto che molti giovani avvertono nel loro mondo reale.
Come se non bastasse, “in Italia il 76% dei millenials si considera il componente della famiglia più alfabetizzato dal punto di vista digitale. Ma nonostante questa sicurezza, più di sette su dieci ha ammesso, appunto, di non verificare sempre l’autenticità delle proprie connessioni digitali”. Gli esperti si dicono preoccupati, perché “il 66% dei millennial ha affermato di aver conosciuto persone online che ritenevano non avessero mostrato la loro vera identità”. Ma non è tutto. “Il 39% dei millennial italiani dichiara di continuare a fidarsi delle informazioni condivise all’interno delle proprie community online. A livello globale emerge che più di un millennial su dieci (14%) ha utilizzato un nome falso, ha creato un profilo fake o ha intenzionalmente finto di essere qualcun altro sui social media”.
La valutazione dei risultati forniti dalla ricerca di Kaspersky suggerisce un panorama inquietante, in cui l’autenticità e la fiducia online sono messe a dura prova. Come sottolinea il sociologo Erving Goffman, la nostra vita sociale è costruita su una serie di “rappresentazioni” in cui ciascuno di noi gioca un ruolo specifico per gli altri.
Di fatto, sui social media, questo processo di costruzione dell’immagine si complica ulteriormente: l’uso di identità false non è solo un riflesso della voglia di essere accettati, ma anche il risultato di una frattura tra la persona reale e la persona virtuale. La difficoltà di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso mina la fiducia reciproca e alimenta la disinformazione, rendendo la comprensione del mondo sempre più incerta. In un contesto sociale in cui la verità sembra essere sempre più flessibile, l’invito è quello di riflettere sul valore dell’autenticità e sulla responsabilità che tutti noi abbiamo nel costruire una sfera digitale più sana e veritiera.
L’articolo Millennials e identità falsa: il paradosso della connessione digitale proviene da IlNewyorkese.